SUPERCLASSIFICASHOW2014

Et voilà. Les jeux sont faits.

[al solito, esclusivamente film usciti nelle sale italiane nel corso del 2014]

1.

SI ALZA IL VENTO
 di Hayao Miyazaki

2.

IL GIOVANE FAVOLOSO
di Mario Martone

3.

L’AMORE BUGIARDO – GONE GIRL
di David Fincher

4.

UNDER THE SKIN
di Jonathan Glazer

5.

THE WOLF OF WALL STREET
di Martin Scorsese

6.

MAPS TO THE STARS
di David Cronenberg

7.

FRANCES HA
di Noah Baumbach

8.

MOMMY
di Xavier Dolan

9.

LA GELOSIA
di Philippe Garrel

10.

NYMPHOMANIAC
di Lars Von Trier

11.

SILS MARIA
di Olivier Assayas

12.

LEI – HER
di Spike Jonze

13

BOYHOOD
di Richard Linklater

14.

AMERICAN HUSTLE
di David O. Russell

15.

C’ERA UNA VOLTA A NEW YORK
di James Gray

16.

PASOLINI e WELCOME TO NEW YORK di Abel Ferrara

17.

L’IMMAGINE MANCANTE
di Rithy Panh

18.

MUD
di Jeff Nichols

19

STORIES WE TELL
di Sarah Polley

20.

FATHER AND SON
di Hirokazu Kore-eda

Inedito dell’anno:


LES SALAUDS
di Claire Denis

“Inclassificabile” (o anche perla nascosta) dell’anno:


MATERIA OSCURA
di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti

Maltrattato dell’anno:


INTERSTELLAR
di Christopher Nolan

[no, purtroppo non ho visto “Adieu au langage” di Jean-Luc Godard né “La storia della principessa splendente” di Isao Takahata che avrebbero potuto ambire a posti alti in classifica]


[buon 2015]

CHANSONS ÉGOCENTRIQUES 2014

Come al solito l’ordine è tra il casuale, l’alfabetico e il voluto.

Il “voluto” sta in gran parte nella separazione tra Lato A e Lato B.

(anche se quest’anno ho ascoltato meno e più distrattamente del solito)

LATO A

LATO B

Menzione #1 (uscito nel dicembre dell’anno scorso, beffando tutte le classifiche di fine 2013, ascoltato tantissimo nella prima parte di questo 2014):

Menzione #2 (l’ammetto: inaspettatamente – ero molto scettico – il live forse più emozionante dell’anno):

Difficilmente poi un altro singolo può ambire al titolo di “canzone pop dell’anno” se non questo, anche per via dell’accoppiata con l’ormai iconico video.

E per finire, se proprio si deve ballare, si balli OBBLIGATORIAMENTE questa.

SUPERCLASSIFICASHOW2013

Et voilà.

[al solito, esclusivamente film usciti nelle sale italiane nel corso del 2013]

1.

HOLY MOTORS
 di Leos Carax

2.

THE MASTER
di Paul Thomas Anderson

3.

LO SCONOSCIUTO DEL LAGO
di Alain Guiraudie

4.

LA VITA DI ADELE
di Abdellatif Kechiche

5.

LINCOLN
di Steven Spielberg

6.

ZERO DARK THIRTY
di Kathryn Bigelow

7.

SPRING BREAKERS
di Harmony Korine

8.

DIETRO I CANDELABRI
di Steven Soderbergh

9.

THE CANYONS
di Paul Schrader

10.

THE ACT OF KILLING
di Joshua Oppenheimer

11.

NELLA CASA
di François Ozon

12.

TO THE WONDER
di Terrence Malick

13

POST TENEBRAS LUX
di Carlos Reygadas

14.

NO – I GIORNI DELL’ARCOBALENO
di Pablo Larraìn

15.

IL CASO KERENES
di Calin Peter Netzer

16.

BLUE JASMINE
di Woody Allen

17.

IL PASSATO
di Asghar Farhadi

18

FLIGHT
di Robert Zemeckis

19.

SOLO DIO PERDONA
di Nicolas Winding Refn

20.

VENERE IN PELLICCIA
di Roman Polanski

Inediti dell’anno:


TABU
di Miguel Gomes
(a cui aggiungerei, dello stesso regista, anche il magnifico corto REDEMPTION, trasmesso in tv)


LEVIATHAN
di Lucien Castaing-Taylor e Véréna Paravel
(ovvero la visione più “oltre” dell’anno)

Film “del cuore”:


BEFORE MIDNIGHT
di Richard Linklater


BLUE VALENTINE
di Derek Cianfrance

E gli ultimi venti minuti di:

THE GRANDMASTER
di Wong Kar-wai

Sottovalutati/maltrattati dell’anno:


IL GRANDE GATSBY
di Baz Luhrmann


CLOUD ATLAS
di Tom Tykwer, Andy Wachowski e Lana Wachowski

[no, purtroppo non ho visto “Il tocco del peccato” di Jia Zhang-ke]

[buon 2014]

CHANSONS ÉGOCENTRIQUES 2013

Come al solito l’ordine è tra il casuale, l’alfabetico e il voluto.

Il “voluto” sta in gran parte nella separazione tra Lato A e Lato B.

LATO A

LATO B

Menzione #1 :

Menzione #2 :

Menzione #3:

Menzione #4:

E poi almeno questa, questa e questa. E sì, anche questa.

SUPERCLASSIFICASHOW2012

Et voilà.

[al solito, esclusivamente film usciti nelle sale italiane nel corso del 2012]

1.

COSMOPOLIS
 di David Cronenberg

2.

C’ERA UNA VOLTA IN ANATOLIA
di Nuri Bilge Ceylan

3.

J. EDGAR
di Clint Eastwood
(vince anche il premio per il film più sottovalutato dell’anno)

4.

LA GUERRA È DICHIARATA
di Valérie Donzelli

5.

A SIMPLE LIFE
di Ann Hui

6.

LA TALPA
di Tomas Alfredson

7.

IO E TE
di Bernardo Bertolucci

8.

REALITY
di Matteo Garrone

9.

MOONRISE KINGDOM
di Wes Anderson

10.

TAKE SHELTER
di Jeff Nichols

11.

MILLENNIUM – UOMINI CHE ODIANO LE DONNE
di David Fincher

12.

L’ESTATE DI GIACOMO
di Alessandro Comodin

13

WAR HORSE
di Steven Spielberg

14.

UN AMORE DI GIOVENTÙ
di Mia Hansen-Løve

15.

KILLER JOE
di William Friedkin

Inediti dell’anno:


MEEK’S CUTOFF
di Kelly Reichardt


WUTHERING HEIGHTS
di Andrea Arnold

Film “del cuore”:


WEEKEND di Andrew Haigh

Fuoriclasse:


GEBO E L’OMBRA
di Manoel de Oliveira

[no, non ho (ancora) visto né “Tabu” di Miguel Gomes né “Holy Motors” di Léos Carax]

[buon 2013]

CHANSONS ÉGOCENTRIQUES 2012

Come al solito l’ordine è tra il casuale, l’alfabetico e il voluto.

Il “voluto” sta in gran parte nella separazione tra Lato A e Lato B.

LATO A

LATO B

Menzione #1 :

Menzione #2 :

Menzione #3:

C’ERA UNA VOLTA IN ROMANIA

OLTRE LE COLLINE di Cristian Mungiu

Ripresa di spalle, una giovane donna fende la folla che scende dal treno, appena arrivato in una piccola stazione rumena di montagna, per accogliere l’amica del cuore tornata dopo tanto tempo dalla Germania. Già nell’incipit la traiettoria disegnata dalla macchina da presa che pedina Voichita e al tempo stesso ne plasma il passo traduce la difficoltà di una scelta, le angustie in cui si dibatte il libero arbitrio, la tormentata dimensione della coscienza che informerà il racconto a venire. L’abbraccio tra le due ragazze non scioglie la tensione, l’allenta sì ma getta già ombre sulle conseguenze di un semplice atto: gli sguardi immediatamente successivi delle due donne sull’autobus tradiscono un’armonia d’intenti fragile, una fraintesa progettualità comune.

Non è un film di immediata lettura Oltre le colline, terzo lungometraggio di Cristian Mungiu, assurto alla fama internazionale con quel Quattro mesi, tre settimane, due giorni che gli valse una applauditissima Palma d’Oro nel 2007. Del suo celebrato predecessore quest’ultima opera, che ancora una volta non è andata via da Cannes a mani vuote vincendo all’ultima edizione del Festival i premi per le interpretazioni femminili e la sceneggiatura, condivide la struttura portante: due personaggi centrali femminili legati da una solidarietà dai contorni imprecisi, un’ambientazione (umana e scenografica) soffocante e ostile, una figura maschile forte e autoritaria. Le analogie in realtà si fermano qui: se il furore politico del film precedente si rivelava brutalmente lineare nel disegnare una metafisica annichilente dell’oppressione del Potere qui la dimensione narrativa scopre un andamento più tortuoso, indugia strada facendo sui margini slabbrati del discorso, quando sembra denunciare apertamente ecco che soffia sulla brace del dubbio.

[continua QUI]

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