CERIMONIE DEL MASSACRO

Due film miracolosamente usciti nelle sale. Un altro, il terzo, prevedibilmente inedito.
Ultimi sussulti di stagione che avrebbero meritato molte più parole di quelle qui spese.

VENERE NERA di Abdellatif Kechiche

Elephant woman.
Ossessiva e impressionante anatomia di uno sguardo, il nostro, bianco, occidentale, sessista, razzista, (ancora) colonialista. Ferocissimo atto d’accusa contro il pubblico, che si trovi in una fiera, in tribunale, nelle accademie scientifiche, nei salotti bene, in un bordello, in un museo di Storia Naturale, nella stessa sala cinematografica. Il corpo generoso (e in parte consenziente) di Saartje Baartman, esibito, denudato, ritratto, già divorato con gli occhi, viene anche palpato, cavalcato, schiaffeggiato, violato, sezionato, in un sadico processo di reificazione e nullificazione: l’origine du monde racchiusa nelle sue forme ipertrofiche, profanata e resa merce, messa in mostra come un grottesco e lascivo Courbet vivant, viene infine esposta sotto formaldeide, agghiacciante natura morta sfoggiata con oscena terminologia scientifica, in quello che in fondo è l’ennesimo spettacolo, squallido e spregevole. Kechiche filma il martirio di Saartje, personaggio giustamente opaco dall’anima privata, con sdegno e violenza, radicale fino alla sgradevolezza e alla misantropia (quei primi piani naturalmente espressionisti). Nella terribile scena finale il sezionamento del cadavere della donna avviene parallelamente alla creazione del suo calco: nessuna pace per lei, oggetto anche dopo la morte (e simbolo nelle immagini di repertorio dei titoli di coda, mai donna padrona di sé, mai persona).
Uno zoo (di Venere) senza uscita.

13 ASSASSINI di Takashi Miike

"Massacro totale".
Miike si concede all'accademia e poi la fa a pezzi, annegandola in un caos di lame, fuoco, sangue e fango. L’onnivoro e prolifico regista giapponese omaggia una tradizione cinematografica (il jidaigeki/chanbara) e un codice morale (quello dei samurai al loro crepuscolo) sottoponendoli a sistematica devastazione: la carneficina della seconda metà sconquassa il tenebroso rigore formale della prima, già staffilato da lampi di destabilizzante ferocia, per farsi dissoluzione tellurica e anarchica di un’epoca, di una casta, di un mondo, di uno sguardo, l’eccidio perdendo via via qualsiasi coreografica geometria per farsi scomposto olocausto (la morte capovolta e sghemba di allievo e maestro). La vis selvaggia e irridente di Miike è qui al servizio di un post-classicismo furibondo che nell’inflessibilità dell’approccio teorico trova al tempo stesso uno dei suoi pregi e il suo principale limite. A sopravvivere al mucchio selvaggio nipponico oltre al giovane giocatore d’azzardo e già ex-samurai che forse, parole sue, farà il bandito oppure andrà in America a fare l’amore con tutte le donne che incontrerà, sarà un fool dei boschi, creatura toshiromifuniana sospesa tra il proletariato e il soprannaturale (e la citazione filologica): il suo vitalismo scapestrato che prende in giro anche la morte è il fendente finale inferto all’estetica funerea e sadomasochistica dei samurai-assassini.

HADEWIJCH di Bruno Dumont

Lancinante storia d’amore per voce sola e amante invisibile (assente?): Dio. Passione estrema, (auto)annientante. E un paesaggio, come sempre nel cinema del regista francese, rivelatore più delle parole (un improvviso raggio di sole: “eccomi, sono pronta”). Il viso e il corpo desideranti e inviolabili di Julie Sokolowski/Hadewijch/Céline sono ascesi erotica squassante: la ragazza aspetta un uomo, il suo primo uomo. Il cinema di Dumont si fa sempre più adamantino: duro, puro, affilato, lucente. Ad oggi, forse, il suo capolavoro. Aspettando “Hors Satan”.

4 thoughts on “CERIMONIE DEL MASSACRO

  1. anonimo scrive:

    SPOILER (13 ASSASSINI)
    Ecco, a proposito del prendere in giro la morte da parte del fool, allora non mi ero sbagliato che precedentemente, verso il finale sembra che sia morto, per poi riapparire vivo e vegeto, o fantasma risorto, qual è sempre stato in un certo senso. Una specie di creatura dei boschi alla Miyazaki, ma con la follia – come scrivevi – di Mifune

    Di Dumont ho visto solo L'età inquieta, che ho anche in dvd. Per qualche motivo non ho visto altro. Grave errore.

    Noodles

  2. anonimo scrive:

    ciao,

    a proposito di Dumont: più suo capolavoro de "l'età inquieta"? domando.

    mm1

  3. UnoDiPassaggio scrive:

    Secondo me, sì. 

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