QUADERNI PIACENTINI

Non ci si può bagnare
due volte nello stesso fiume,
né prevedere i cambiamenti di costume.
E intanto passa ignaro
il vero senso della vita.
Ci cambiano capelli, denti e seni,
a noi che siamo solo di passaggio.

(“Di passaggio”, Franco Battiato)
 

SORELLE MAI di Marco Bellocchio

Scorre come una sorgente sotterranea sotto un decennio di cinema rigoglioso “Sorelle Mai”, affascinante precipitato filmico, tra il documentaristico e il lirico, di temi e umori dell’opera del regista piacentino affiorati e rielaborati nel frattempo nella produzione “ufficiale” (dieci anni di film stordenti, immaginifici, potenti), work in progress liquido e impossibile per sua stessa natura da contenere ed ultimare, in perenne movimento, in continua trasformazione. Home movie che assume le fogge di un agrodolce racconto cechoviano (Piergiorgio legge in apertura i Quaderni del grande autore russo), filmino estivo che assurge a lezione di cinema, block-notes di un regista che diventa romanzo privato e familiare. Ancora vacanze in Val Trebbia (il mediometraggio autoanalitico realizzato negli stessi luoghi da Bellocchio nel 1980) venti/trent’anni dopo, a ritrovarsi in quel paesaggio e nuovamente perdersi. Un lavoro multiforme e inafferrabile, continuamente sospeso tra istintività estiva e riflessione autunnale, ma di una compattezza emotiva esemplare. [...]

Continua QUI.

8 thoughts on “QUADERNI PIACENTINI

  1. pickpocket83 scrive:

    Sei riuscito a catturare, nel tuo mirabile scritto, tutto quello che accade a (e dentro) questo film. E non era assolutamente facile. A Venezia ne rimasi quasi stordito, fu come una secchiata di acqua fresca. Lo ricordo con grande piacere, e ricordo un applauso sentitissimo di tutta la sala al finale sulle note del "Vecchio Frack". Cinema della vita. :)

  2. UnoDiPassaggio scrive:

    Grazie mille, Pick.
    Il cinema di Bellocchio è uno sguardo imprescindibile.

  3. anonimo scrive:

    Lo vedrò sicuramente. Però, però… l'interenirsi con l'età lo trovo irritante, nel senso che getta una luce diminutiva sulle opere passate a cui si ritorna rassenerati (si parla naturalmente de I Pugni in Tasca). Se ne inficia un po' la carica, o si finisce per dover sempre assumere uno sguardo asetticamente storico. "Erano altri tempi, c'erano altre priorità…"

    Invece il mondo di oggi non è meno complesso di quello di allora. Probabilmente lo è di più. E' la vittoria dell'incanutirsi sull'analisi della realtà. La vittoria della biologia sulla politica.

    Wakamatsu, per fare un esempio fra gli altri, non ha seguito questo noioso decorso umano-autoriale.

    Comunque lo vedrò, in onore soprattutto a L'Ora di Religione e a Vincere, che considero invece sanamente "non riconciliati".

    Antonello

  4. UnoDiPassaggio scrive:

    Antonello, ribadisco: lo sguardo di Bellocchio appare come rasserenato (una serenità nuova, privata) ma mai conciliante. E giusto "Vincere", capolavoro nient'affatto riconciliato e a rigore girato dopo questo, o in concomitanza al suo (non) finire, è lì a dimostrarlo.

  5. anonimo scrive:

    Vero. Ma essere radicali verso Mussolini e co. è comunque più facile che esserlo contro Gubbio, se ci sei nato.

    Antonello

  6. UnoDiPassaggio scrive:

    Figurarsi poi se non sei nato a Gubbio ma a Bobbio. :-)

  7. anonimo scrive:

    Mi posso giustificare con l'universalità della provincia italiana e non solo? Nel prossimo commento se vuoi userò direttamente come nome Schabbach! Tra l'altro anche la trilogia di Heimat è un buon esempio di cosa significhi per un regista interenirsi con l'età…

    Vabbè, poche storie, chiedo venia.

    Antonello

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.