
INVICTUS di Clint Eastwood
L’incipit, come sempre, è illuminante.
Sud Africa, 11 febbraio 1990. Due campi da gioco, delimitati da cancellate, divisi da una strada. In uno, erba perfettamente rasata, un gruppo di bianchi in linda divisa da rugbista si esercita con la palla ovale. Nell’altro, sporco e arso del sole, dei ragazzi neri a petto nudo o coperti di stracci giocano a calcio. Le attenzioni di entrambi i gruppi vengono calamitate, con opposte reazioni, dal passaggio di un’auto con scorta: è Nelson Mandela, appena liberato dopo una prigionia di circa 30 anni, uomo-cerniera che ricucirà un paese lacerato, simbolo vivente di una nazione dalla storia tormentata che nella prima sequenza del film è invisibile eppur presente.
“Invictus” è un film retorico, nessun dubbio in proposito. La sua retorica è però schietta, limpida, concreta. [...]
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mi piace molto la lettura che dai del film, in allineamento con i precedenti lavori (morte-sacrificio/resurrezione), eppure questa volta ho la sensazione che mi piace più ciò che vedi tu, come lo racconti, che quello che effettivamente a me sembra. Non che io abbia ragione e tu torto o viceversa, eh, ma personalmente non riesco a credere a questo allineamento perfetto del discorso poetico di Eastwood. Mi pare che Invictus sia un film sbagliato, retorico, senza contraddittorio. Una macigno pesantello in una carriera che ultmamente sembra davvero invincibile. Non tutte le ciambelle riescono col buco, per carità; ma la noia di Invictus credo sia abbastanza indifendibile. Preferisco attendere Hereafter e tirare una linea su questo.
si tutto sommato condivido il commento precedente, e inoltre a mio avviso non è il solo scivolone dell'ultimo E., alludo a Changeling
alp
Non so che dirvi ma ultimamente mi sento molto poco allineato al sentire comune (vedi anche l'acclamato "Tra le nuvole" e ahimè anche l'ultimo Scorsese) per cui mi sono quasi sentito in dovere di difenderlo Eastwood, secondo me accolto con un po' di pigrizia di lettura. "Invictus" non è un capolavoro, e non capisco neanche perché dovrebbe esserlo, ma un film coerente con il percorso eastwoodiano e linguisticamente molto interessante. Noodles (ti ringrazio come sempre), non capisco cosa intendi per mancanza di "contraddittorio" (ma che è? una tribuna politica in tempi di par condicio? ^^) ma come giustamente tu dici nessuno di noi due ha ragione o torto per definizione. C'entra sempre e comunque la soggettività che guarda e che analizza, quella che ad esempio non mi ha fatto percepire alcuna noia guardandolo (per cui non mi curo neanche di difenderla). Alessandro, io più penso a "Changeling" (che aveva qualche scompenso narrativo, questo è vero, ma alla luce della vicenda narrata e non in assoluto) e più mi piace.
Io Changeling l'ho molto apprezzato, ma per questo film non riesco ad andare oltre la sufficienza. Un 6 garantito proprio da quella retorica "buona" e redentrice che tu bene sottolinei nel tuo scritto. Al di là di quello però non ho trovato molto altro nel film, men che meno la ricchezza linguistica…
P.S. Alla fine ce l'abbiamo fatta sulla CC, il tuo scritto meritava una adeguata diffusione. Scusa ancora per il contrattempo.
Un saluto
Non devi scusarti di nulla, Pick, non hai alcuna colpa anzi forse sono stato io il seccatore della faccenda. Grazie mille invece per la pazienza e la già nota gentilezza. Quanto al resto, non so che dirti se non ripetermi: ultimamente non sono molto affine al sentire della "maggioranza" (aggiungi a Invictus, Tra le nuvole e l'ultimo Scorsese anche Amabili resti, ma in positivo, e anche se non ne ho ancora parlato, la deprimente Alice di Burton).
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