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Jake Sully: Well, if I’m like a child, then maybe you should teach me.
Neytiri: Sky people cannot learn, you do not see.
Jake Sully: Then teach me how to see.
Neytiri: No one can teach you to see.
AVATAR di James Cameron
Io ti vedo. Io ti sento. Io agisco. Il 3D negli occhi e nelle mani di Cameron diventa sinestesia politica, furore panico, poetica stereoscopia d’assalto.
Forse dovranno farsene una ragione i pigri detrattori: mentre altrove si mettono in scena solo stanchi cliché, Cameron ha il talento di forgiare vertiginosi archetipi. “Avatar”, sintesi estrema di racconto classico e sguardo digitale, viaggia non tanto a mille velocità quanto a mille densità: la naïveté elementare dello storytelling si frange in multipli echi, in un continuo fiorire di rifrazioni di senso, in una furibonda, mutante e aurorale visionarietà.
Utopia lisergica e “sessantottina” al tempo di Internet: il neo Flower Power ha fibre ottiche come radici. La dottoressa impersonata da Sigourney Weaver, ennesima donna-guida del cinema di Cameron, entra in scena fumando una trasgressiva sigaretta: l’erba di Grace olia le porte della percezione del nuovomondo. Pandora è una rete organica, sensuosa, bioluminescente (le splendide sequenze notturne rendono al meglio l’interconnessione fosforescente tra tutti gli esseri viventi che la popolano), un corpo-mente resistente (l’Onda Verde iraniana suggerisce qualcosa?), un rigoglioso e avvolgente sistema nervoso collettivo.
A più di un decennio da “Titanic” un altro mélo combattente, liquido e abissale nel quale Cameron riepiloga le sue ossessioni sottoponendole a una necessaria revisione. Le prospettive si ribaltano, lo scontro finale è quasi il negativo di quello di “Aliens”, l’esoscheletro metallico non è più la protezione di una battagliera maternità ma la corazza mortifera di una paternità distruttrice e sterile. Il mondo degli uomini è robotico, cieco, marziale. Alien, c’est moi. La riflessione sulla finitezza del corpo umano e delle sue limitate capacità si estende alla nostra impotenza intellettivo-emotiva, all’incapacità di vedere ciò che è “vero”. Nella sala in cui tutto il pubblico guarda lo schermo munito di occhialini si celebra il trionfo ma anche il dolore delle protesi.
Radicale e lussureggiante atto antimperialista innescato all’interno del sistema blockbuster, “Avatar” porta alle estreme conseguenze la falsità del “reale” e la realtà tangibile di ciò che è solo “immaginario”. Dopo una magnifica Pietà trans-umana (l’atletica e vitale principessa Na’vi che culla il soldato umano paraplegico, il cui corpo sembra portare su di sé le stimmate di tutti i conflitti recenti), una dismisura delle forme che si risolve in un’armonia commovente, il finale è un coerente dolcissimo suicidio. Un voltare le spalle al genere disumano e snaturato, qui, ora. Per immergersi nell’umanissimo ipernaturale wild blue yonder.
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Everything is backwards now, like out there is the true world, and in here is the dream.
come sempre spunti interessantissimi. Meno male che hai avuto voglia di scriverne. Se sempre sul pezzo. ^^
Un abbraccio.
E tu sei sempre troppo buono. Se ci riesco domani dovrei riuscire a scrivere due righe (ma davvero due) su Ford.
E’ interessantissimo ciò che scrivi, molto più interessante del film di cui scrivi
)) baci, ALP
Mi sono quasi commossa leggendo la tua intensa recensione.
In effetti secondo me Avatar è un film molto commovente.
Salut
eccolo qua, bentornato il nostro UdP! che mi colpisce con le sue recensioni anche quando non sono d’accordo! questa è arte della parola!
si vede che io non ho visto bene o non ho saputo vedere o avevo gli occhialini difettosi. ^^
posso contattarti tramite e mail?
sono un redattore di cinemonitor.it
grazie francesco.sarubbo@gmail.com
"Dopo una magnifica Pietà trans-umana (l’atletica e vitale principessa Na’vi che culla il soldato umano paraplegico, il cui corpo sembra portare su di sé le stimmate di tutti i conflitti recenti), una dismisura delle forme che si risolve in un’armonia commovente, il finale è un coerente dolcissimo suicidio. Un voltare le spalle al genere disumano e snaturato, qui, ora. Per immergersi nell’umanissimo ipernaturale wild blue yonder."
sei magnifico, vale sempre la pena aspettare
Il vostro apprezzamento (a prescindere dall’opinione sul film) è per me ottimo e necessario carburante. Grazie mille.
(e io che mi aspettavo qualcosa di più simile agli insulti… ^^)
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