(ovvero poca voglia di scrivere davvero, molta di annotare e ricordare)

BURN AFTER READING di Joel & Ethan Coen
Incipit e finale limpidissimi: quello dei Coen è uno sguardo dall’alto, da divinità divertite ma indifferenti, sul formicaio dissennato dell’esistenza. E “Burn after reading” è la perfetta limatura screwball, e più coeniana che mai, del precedente “Non è paese per vecchi” senza l’onore e l’onere della devozione (al verbo di McCarthy in quel caso). L’assassino non è il Male ma un povero idiota, l’amore non è un riparo da eremita ma un’incognita che non smuove alcun sistema, lo sceriffo disincantato è un funzionario senza funzioni se non quelle di assodare l’impossibilità di trarre una lezione qualsiasi da alcunché. Il caos è geometrico (ma il disegno tracciato non significa nulla) e la monetina sta in piedi, né testa né croce. Michael Clayton ha incontrato Ionesco.

IL MATRIMONIO DI LORNA di Luc e Jean-Pierre Dardenne
Nell’ulteriore lezione di cinema dei fratelli Dardenne (ellissi che tolgono il respiro, inquadrature aspramente esatte) alla stretta meccanica del denaro si oppone (quasi suo malgrado) il corpo libero della magnifica Arta Dobroshi. Il cui percorso di consapevolezza e redenzione è fatto di carne, in accordo con la spiritualità laica del cinema dei grandi registi belgi. Lorna si infligge delle ferite, si denuda (in una sequenza di straziante urgenza), si muove a piccoli passi e poi corre. Il suo corpo segue progressivamente strade che non sono quelle dello scambio e del profitto e che la portano inevitabilmente ai margini della società “civile”, tra gli alberi di un bosco, gravida della follia utopistica dei santi. I crampi di Rosetta sono scomparsi, nel capanno-mangiatoia il ventre di Lorna è “pieno di grazia”.

“Dopo aver perso madre, padre, fratello, nonno, gli amici e i nemici della giovinezza, il suo amato maestro Bernard Kornblum, la sua città, la sua identità, la sua casa, gli sembrava che la solita accusa banale contro i fumetti, ritenuti colpevoli di offrire solo una facile fuga dalle realtà, fosse un argomento a loro favore. Lui, nella vita, era fuggito da corde, catene, scatoloni, sacchi, casse, anelli di ferro alle mani e ai piedi; era fuggito da Paesi lontani e da regimi ostili, dalle braccia di una donna che lo amava, da aeroplani che si erano schiantati al suolo e dalla dipendenza dalla morfina, da un intero continente ghiacciato che si accaniva a tentare di ucciderlo. La fuga dalla realtà gli sembrava, soprattutto dopo la guerra, una sfida degna di rispetto”.
(da “Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay” di Michael Chabon)
Dimentica da dove stai fuggendo, riserva la tua ansia al luogo verso il quale fuggi. La vita, e l’arte con essa, è un continuo sbarazzarsi, o tentare di sbarazzarsi, di legacci e chiavistelli. Un romanzo di poderosa ricchezza, narrativa ed emotiva.

“Another world”, il nuovo EP di Antony and The Johnsons. Cinque brani: un mondo che svanisce e un altro possibile, in mezzo un esorcismo blues. Se il buon giorno si vede dal mattino, “The crying light” brillerà intensamente.
sottoscrivo in pieno la tua visione dall’alto Coeniana.
Sbaglio o vedo “Narciso nero”, cioè uno dei miei film più adorati?
poca voglia di scrivere…
che mentitore che sei!
l’asciuttezza dello scritto è il complimento migliore che potessi fare ai Dardenne.
Chabon! E chapeau!
un abbraccio.
“Michael Clayton incontra Ionesco”: è per queste perle che ti considero “un grande”. Grazie
Chabon è un po’ che vorrei leggerlo, specie dopo aver visto Wonder Boys, che trovai un film molto letterario, molto libresco, quasi da sfogliare (ed è un complimento eh), che mi ha fatto venir voglia di sfogliare sul serio il romanzo da cui è tratto.
Chabon è bello, è bello. Alcune scene rimangono impresse come se si fossero viste al cinema.
Per chi esitasse ancora, lettura propedeutica: Dell’estasi, di Nora Ephron (nella sua raccolta Il collo mi fa impazzire). A me mi ha contagiato lei.
@WD: Già. E trovo inutile spendersi in lamentazioni sull’unica nota “è solo un esercizio di stile”. Per un Dio sornione e impassibile, il mondo non è appunto che un atroce e buffo esercizio di stile.
@gahan: No che non sbagli ma giù le zampe da quello che è uno dei MIEI film più adorati. ^^
@souffle: Davvero, sui Coen e ancor di più sui Dardenne ci sarebbe tanto da scrivere ma la voglia è poca e l’umore non aiuta. Se non hai letto questo romanzo di Chabon, PROPRIO TU, fallo! (e ho scritto anche “fallo” per essere più persuasivo)
@contenebbia: Conte, io sono solo “un grande pirla”. La ringrazio di vero cuore.
@Noodles: Non ho visto “Wonder boys” pur avendone avuta sempre voglia (e Curtis Hanson è uno che mi ha sempre fatto simpatia). A questo punto non so se recuperare il film o il libro. Per quel che ho capito di te, le vicende di Joe Kavalier e Sammy Clay potrebbero piacerti molto. Ottocento pagine e rotte, eh. Ma di un bello che non ci credevo neanch’io.
@Bette: Rimangono così impresse che al cinema lo volevano proprio portare (a ragione, aggiungo io). Sulla pagina di Wikipedia dedicata al romanzo in questione (qui), c’è una sezione dedicata alle traversie su una sua possibile trasposizione cinematografica. Progetto al momento abortito (ma il nome del regista scelto, Stephen Daldry, non mi fa troppo rimpiangere quel che non è stato, nome che tra l’altro era stato fatto prima di quello di Zemeckis per un’altro tribolato e, pare, bloccato progetto di adattamento cinematografico, dall’appeal notevolissimo, quello del capolavoro di Franzen “Le correzioni”). Comunque. Mi stai dicendo che Nora Ephron consiglia caldamente e con efficacia persuasiva la lettura di Chabon? Nora, quanto bello è il nome Nora?
Probabilmente Ephron ti conosce. Sennò come avrebbe potuto comporre la sua “autobiografia in sei parole” (a.v. in Wikipedia in inglese): ‘Secret to Life, Marry an Italian’.
Okay allora me lo segno. Wonder Boys è un film che ADORO. Piccolo, minimalista, con un Douglas da Oscar e la colonna sonora di Bob Dylan che è paurosa (con l’inedito-oscarato-capolavoro Things have changed).
anche io ho amato wonder boys e poi c’è robert downey jr. che si scopa tobey maguire e avrei voluto essere al suo posto!
Il romanzo è molto interessante, forse più del film. Chabon scrive bene.
Mi hai ovviamente fatto venire voglia di recuperare questo romanzo.
un abbraccio.
Quel libro lì è una meraviglia (e dillo, che ha vinto il Pulitzer, così convinci gli indecisi), e mi domando se la traduzione renda la scrittura di chabon, che è come se mettesse un’enciclopedia in ogni parola composta che s’inventa. Leggere Chabon mi riempie la testa di, boh, di un emporio di tutte le cose del mondo, dettagliatissime.
Io sto leggendo il suo ultimo (da cui i coen trarranno un film, peraltro) ed è un pastiche noir fantastorico formidabile, diffidate dalle critiche che si limitano al medio-alto!
Ma non avrei scommesso al 100% che ti sarebbe piaciuto, Kavalier & Clay.
E ogni volta che scrivi di libri mi viene da chiedermi come mai non parli un po’ più spesso di libri anch’io. (forse perché lo faccio già su anobii)
visto che stiamo suggerendo altri libri di chabon, mi permetto di mettere sullo scaffale Il sindacato dei poliziotti yiddish (ben scritto) e I misteri di Pittsburgh che è favoloso.
è bello sentir parlare di questi libri.
Sì, che poi appunto quello che io ho definito “il suo ultimo” è appunto il sindacato dei poliziotti yiddish. “Ben scritto” è un understatement grosso come due case.
Scusate se non l’ho detto prima (mi riferisco soprattutto a voi indecisi) ma il MAGNIFICO libro in questione ha anche vinto il Pulitzer. E il premio Pulitzer non è il premio Strega, per intenderci. E ho già deciso che il mio prossimo Chabon sarà “I misteri di Pittsburgh”. Ho anche già deciso che mi piacerà moltissimo.
p.s. mi ero accorto che già avevo segnato da tempo i libri di Chabon, ma tra un libro e l’altro arretrato da smaltire… troppi scrittori. E io sono da solo a leggere, come diceva Troisi… ^^
Ti piacerà, ti piacerà. Anzi, mi sa che per me è venuto il momento di rileggerlo, m’avete fatto venir voglia.
Non ho ancora preso i racconti di Peter Cameron…solo perchè trattasi di racconti. Ma -giacchè si pensa al futuro – per chi non li abbia letti, segnalo i primi due romanzi pubblicati in Italia da Adelphi.
Pensa, “Quella sera dorata” è esattamente il prossimo libro che leggerò, la sua copertina viola ammicca dal piano del comodino in modo insistente. Tanto più che l’altro romanzo di Cameron è stato già gustato con sorpreso piacere.
Libro vivido, e bellissimo finanche il colore della copertina…io sul comodino ho attualmente il bianco ospedaliero Einaudi, ma il titolo è una scoperta ad ogni pagina….^^
A margine: il protagonista di “Un giorno tutto questo dolore ti sarà utile” m’ha ricordato un Holden Caulfield rinfrescato dall’aria del tempo..
Complimenti per il blog, ho dato un’occhiata veloce e avrei una proposta da farti. Per favore contattami cristina@fucinemute.it
a presto,
Cristina
Mi sono resa conto da poco che questa inquadratura è diventata il manifesto di una grande catena di parrucchieri (nondimeno difficile da trovare in rete). Una versione meno inquietante, più algida, in bianco e nero.
Ma proprio questa questa?
Oh, sì. Solo che – trattandosi di réclame – i capelli di entrambi sono chiari, ma non troppo biondi.
[...] eppure si rinnovano ad ogni film (come già avevano dimostrato nel probabilmente sottovalutato “Il matrimonio di Lorna”), ben lontani dalla maniera: più corali, meno incollati a un unico personaggio, più ariosi e [...]